Viaggio in Sudamerica
" Relazione del Presidente"

È una terra che ho trovato ulteriormente destabilizzata rispetto alle mie precedenti visite. Rimane però forte la sensazione di una grande dimensione umana e, soprattutto, la speranza di risalire la china anche dopo la pesante crisi economica del 2001 (Argentina, Uruguay).


ottobre 2005

In questi Paesi ho potuto incontrare tanti emigranti trentini o i loro figli e discendenti che vivono in difficoltà economiche, ma ho potuto anche rilevare qualche segno di speranza, come quello emerso in occasione dell'incontro con il nuovo circolo trentino a Colonia de Sacramento in Uruguay guidato da un missionario originario della valle di Fiemme, Padre Pedro: a Colonia erano infatti presenti ragazzi e ragazze che avevano percorso più di 600 chilometri pur di incontrare la Commissione consiliare, a testimonianza del legame di "pelle" che unisce il Trentino con i discendenti dei nostri emigranti.

Anche in Brasile le cose non vanno benissimo e la gente è delusa dal governo del presidente Lula, coinvolto con alcuni dei suoi più stretti collaboratori in scandali di corruzione e la sensazione è che questo vero e proprio gigante - 180 milioni di abitanti e straordinarie risorse naturali - trovi ancora molte difficoltà a compiere il salto decisivo sul piano economico e, ancor più, su quello sociale.

Negli incontri con gli esponenti dei governi federali e locali in Argentina e Brasile abbiamo avuto la nitida sensazione delle enormi difficoltà di quanti si trovano ad operare versante del disagio sociale ma anche della loro determinazione e disponibilità.

Mi ha colpito, in particolare, la consapevolezza che per affrontare i problemi legati al sottosviluppo umano - solo in Brasile 40 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà - non basta più ( se mai è stato sufficiente) un'approccio esclusivamente solidaristico ma che sia necessario mettere in campo azioni ed iniziative che consentano a queste realtà di mettersi al passo con le dinamiche economiche e di sviluppo delle società occidentali, senza smarrire i loro connotati identitari e il portato irrinunciabile della loro cultura.

Ho potuto anche conoscere una città come S. Salvador Bahia, la prima capitale e il vero cuore del Brasile, carica di storia secolare, caratterizzata da un tessuto architettonico e sociale per me inimmaginabile, rispetto alle altre esperienze vissute sempre in Brasile.

Certo una città di due milioni e mezzo di persone, che si snoda lungo oltre 70 chilometri di costa, porta dentro di sé tutte le contraddizioni del nostro tempo: grattacieli sul mare si alternano a favelas dove vivono i più poveri ma in entrambi i casi è respirabile l'area della cultura bahaiana, diretta erede di quella africana.

Qui opera da alcuni anni l'associazione Opus Bahia che abbiamo conosciuto ed incontrato ad Ossana, in occasione della visita del cardinale Majella: ho visitato la loro sede e conosciuto il vescovo ausiliare Petrini, i ragazzi che stanno imparando l'arte del restauro, ma anche le ragazze italiane che sono lì ad insegnare con grande passione, lavorando per questo progetto e per la città, andando oltre il semplice impegno professionale, con l'obiettivo di formare un gruppo di specialisti per i quali nel futuro prossimo certamente non mancheranno le occasioni "di mercato" visto lo straordinario patrimonio artistico, culturale e architettonico di Salvador.

Solo nella città ci sono più di 300 chiese semi abbandonate attorno alla zona del Pelourinho, dove si trovano anche bellissimi edifici in tipologia portoghese abbandonati e spesso in degrado. Un plauso va sicuramente rivolto alla famiglia Finadri ed ai suoi amici che hanno avuto il coraggio di intraprendere questa difficile iniziativa.

A Salvador in uno dei barrios più difficili e violenti opera don Guido Zendron, sacerdote trentino di origine cembrana che da oltre 10 anni attraverso l'associazione "Alvorada" coordina gli aiuti per la realizzazione ed il funzionamento di centri di accoglienza, scuole , doposcuola, faziendas agricola, e numerosi altri centri educativi.

Avevo conosciuto don Guido a Trento grazie ad amici comuni ed ho potuto vedere di persona il coraggio e l'entusiasmo che mette tutti i giorni nella sua opera e come questa arrivi direttamente al bisogno dei giovani brasiliani.

Ricordo, anche se credo sia superfluo, che i giovani che vivono nelle favelas non hanno famiglia nel senso che le ragazze tra i 12 e 15 anni sono già mamme, anche se vivono con i genitori, e la loro massima aspirazione è quella di dimostrare di poterlo essere.

I padri, talvolta ragazzi di 15 anni, arrivano ad avere nella loro vita ( la aspettativa di vita arriva circa a 60 anni) tra i 10 e 25 figli.

Con Padre Guido abbiamo ipotizzato alcuni piccoli progetti, come l'aiuto da parte della presidenza del Consiglio per l'acquisto di macchine da cucito per il gruppo di ragazze madri che realizzano dei costumi a mano e dei tamburi per i ragazzi del quartiere che oggi usano dei bidoni di latta e plastica, con dei risultati per la verità già oggi straordinari anche sotto l'aspetto della performance musicale.

Abbiamo però anche ipotizzato il progetto più ambizioso di gemellaggio tra i ragazzi della Fondazione S. Vigilio ed alcuni ragazzi della sua parrocchia.

Per questo - il gemellaggio sarà curato in particolare da Don Giovanni e Dario Brida - in questa mia visita ho potuto verificare che vi sono le condizioni minime in termini di sicurezza e di logistica.

In sintesi, ma occorrerà evidentemente studiare la cosa più nei dettagli, Don Guido mi ha proposto di spostare i ragazzi, nel corso della visita, in due o tre posti diversi per potere assieme ai suoi giovani conoscere diverse situazioni come: il mare di Bahia e le sue bellissime spiagge a Nord Praia du Forte, dove vivono e si riproducono le tartarughe; il centro città, che è straordinario (sembra di ritornare indietro nella storia); le isole Morro de Sau Paulo , attraverso una gita in barca; la fazienda della sua parrocchia nell'entroterra dove ci sono cavalli e frutti tropicali; le favelas e l'oratorio della sua parrocchia, dove i ragazzi potranno giocare a calcio nella unica piazza -campo sportivo delle favelas, in una sfida Italia-Brasile.

Speriamo anche di potere ospitare presso la nostra casa in Valdisole un gruppo dei ragazzi di padre Guido con il quale vorremmo impostare per il futuro un interscambio di turismo solidale.

Per questo se riusciremo si potrà mettere a disposizione della fondazione una struttura che sarà recuperata anche grazie ad alcuni miei amici impegnati nel settore immobiliare.

Infine rientrando dal Brasile ho fatto scalo a Sao Paulo e sono riuscito a fare una breve visita a Suor Raffaella incontrando oltre a lei i bambini e i ragazzi dell'accampamento dei Sem terra, all'interno della casa che la Fondazione le ha messo a disposizione. Non nascondo la mia emozione nel vedere realizzato il nostro primo progetto e voglio ringraziare e trasmettere a tutti coloro che hanno dato una mano per quel progetto la straordinaria emozione che gli occhi di quei bambini mi hanno trasferito.

Giacomo Bezzi

Fondazione San Vigilio Ossana Fondazione San Vigilio OSSANA Fondazione San Vigilio Ossana
Fondazione San Vigilio Ossana
mail Site mappa
Fondazione San Vigilio Ossana
Fondazione San Vigilio Ossana
Fondazione San Vigilio Ossana

News & eventi

   
Fondazione San Vigilio Ossana
Fondazione San Vigilio Ossana
Home | Chi siamo | Visita la casa | Progetti | L'archivio | News e eventi | Links | Contatti
Fondazione San Vigilio Ossana
Fondazione San Vigilio Ossana
© 2005 Fondazione San Vigilio Ossana tutti i diritti sono riservati
mondiale internet standard
Italian English